Pubblicato da: Lungista | ottobre 7, 2010

Un’inaspettata ma tanto attesa rivelazione.

Venerdi, passeggiavo per l’università e mentre camminavo i miei occhi sono caduti casualmente su un foglio, tra tanti altri appesi in bacheca. Era un annuncio!       

“Studio Commercialista cerca un tirocinante seriamente intenzionato” …. sotto il foglio vi erano delle strisce di carta con un numero di telefono. Ne erano rimaste circa la metà, strappai tutto! 

Pensavo sorridente alle rispettive persone che prima di me mi hanno dato questa preziosa possibilità, lasciandomi ancora le strisce con il numero da chiamare invece di eliminare fin da subito potenziali concorrenti.  Azione al quanto ingenua per una persona che intende intraprendere la libera professione!

Torno a casa e chiamo lo studio. Voce rilassata, tempi scanditi e sicurezza vocale:

“Salve sono Pier Paolo Dominici, la chiamo per il suo annuncio letto poco fa in bacheca all’università.”                                

Mi risponde una donna e mi conferma quanto letto sull’annuncio e mi chiede se ho avuto esperienze in uno studio e su quante ore “part-time o full-time” ero disposto a lavorare.

“Sarebbe la prima esperienza, part-time per necessità di studio”

Mi da un appuntamento verso le 12 di lunedi o martedi.

“Mi dica lei, per me è indifferente va bene comunqe”

Lunedi alle 12, dietro l’Agenzia delle entrate, viale le corbusier, 33 , studio M—-i . Disse praticamente tutto l’indirizzo senza darmi il tempo di prendere carta e penna.

“Va bene, allora ci vediamo lunedi alle 12, dietro l’Agenzia delle Entrate, viale le corbusier, 33, studio M—-i”

Dopo che ho ripetuto per filo e per segno l’intera filastrocca ascoltandola per un solo istante, dal telefono si senti una specie di sorriso. Come se fosse divertita dal fatto che mi fossi ricordato l’intero indirizzo senza prendere ne carta e ne penna.

La chiamata si concluse, scrissi sulle note del cellulare l’indirizzo prima che me lo dimenticassi. Ho provato un’emozione unica, il mio primo appuntamento lavorativo nell’ambito in cui studio ogni giorno. Il primo passo era stato fatto ancor prima di sotenere la tesi di laurea! Tanto se è necessaria per il praticantato non lo è di certo per cominciare a lavorare nel settore contabile.

 

Annunci
Pubblicato da: Lungista | settembre 20, 2010

Situazione Universitaria

Sono poco più di 307 mila i giovani che nell’anno accademico 2007/08 si sono iscritti per la prima volta all’università, un numero sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente (-0,3%).Tale stabilità fa seguito ad annate in cui si erano rilevate decise diminuzioni nel numero dei neo-iscritti (-2,3% nel 2005/06 e -5% nel 2006/07). Lo dice l’Istat con il suo nuovo rapporto Università e lavoro: orientarsi con la statistica.
Nel 2007/08 la gran parte delle immatricolazioni (83,4%) si è indirizzata verso i corsi di durata triennale, mentre il 15,5% delle matricole sceglie i corsi di laurea a ciclo unico (medicina, farmacia, le lauree magistrali in giurisprudenza ecc.) e l’1,1% quelli previsti dal precedente ordinamento (essenzialmente il gruppo insegnamento).
Sono più le ragazze dei ragazzi ad iscriversi all’università dopo il diploma di scuola superiore (74% contro 62%): su 100 immatricolati le ragazze sono 56, mentre i ragazzi sono 44.
I gruppi insegnamento, psicologico e linguistico sono quelli in cui la presenza femminile è particolarmente alta (oltre l’80%); nei gruppi difesa e sicurezza, ingegneria e scientifico, al contrario, è maggiore il peso della componente maschile.
Nel 2007/08 il 55% degli immatricolati residenti in Italia si è iscritto ad un corso universitario in una sede didattica della stessa provincia di residenza. È quindi consistente la quota di chi studia in una provincia diversa da quella di residenza: il 25,4% degli immatricolati rimane comunque all’interno della stessa regione di residenza, mentre il restante 19,6% va a studiare fuori. La percentuale più alta di “emigranti” riguarda i giovani del Mezzogiorno, che nel 19,2% dei casi vanno a studiare nelle università del Centro-Nord.

Gli abbandoni degli studi universitari o le interruzioni di frequenza avvengono generalmente all’inizio del corso di studi: il 17,6% degli immatricolati nel 2006/07 non si è reiscritto nel successivo anno accademico, una quota più contenuta rispetto a quella degli ultimi anni (circa il 20%).
Gli abbandoni più consistenti si registrano per i corsi del gruppo geo-biologico (il 29,6% di iscritti perduti nel passaggio dal 1° al 2° anno), scientifico (24,8%) e chimico-farmaceutico (24,7%); viceversa, sono particolarmente ridotti per i gruppi medico (3,5%), psicologico (6,8%) ed architettura (7%).
La recente attivazione dei corsi di laurea triennale rende difficile tracciare un bilancio definitivo sui percorsi di studio, in quanto non è trascurabile la quota di iscritti a corsi pre-riforma che hanno successivamente conseguito il titolo triennale. Circa il 48% dei giovani iscritti per la prima volta nel 2001/02 (anno di avvio della riforma) ha acquisito un titolo universitario entro il 2007.
Del resto, nel 2007 il 63% dei 249.593 laureati (in corsi di laurea triennali, tradizionali e a ciclo unico) ha terminato gli studi fuori corso. In particolare, tra gli studenti che hanno concluso una laurea triennale si registra un’alta quota di laureati in corso (47,7%), mentre tra coloro che hanno terminato un corso di laurea lungo appena il 13,5% si è laureato nei tempi previsti. Tale confronto, come già evidenziato nella precedente edizione di Università e Lavoro, è ancora tuttavia condizionato da diversi fattori: la recente istituzione della laurea triennale; la non trascurabile presenza tra i laureati triennali del 2007 di studenti che avevano già conseguito un titolo universitario e che si sono potuti avvalere del riconoscimento dei crediti legati alla precedente esperienza universitaria; la significativa quota di studenti che immatricolatisi in corsi lunghi sono in seguito transitati nelle nuove lauree triennali, ottenendo l’iscrizione in corso e il conseguimento del “nuovo” titolo in tempi rapidi.

Nel periodo immediatamente successivo alla conclusione degli studi, la differenza nei tassi di disoccupazione tra i laureati e i diplomati di scuola secondaria superiore indica già un vantaggio per chi possiede una laurea (il 12,9% contro il 18,8% dei diplomati).
Questa situazione si mantiene anche negli anni successivi: per i laureati 30-34enni la disoccupazione scende al 6,9%, mentre tra i diplomati di 25-29 anni si attesta al 9,3%.

Nel 2007 il 73,2% dei laureati in corsi lunghi e in corsi triennali svolge un’attività lavorativa a tre anni dal conseguimento del titolo. Sono i laureati in corsi lunghi a cercare maggiormente lavoro: il 14,2% contro il 12,1% dei laureati triennali; questo perché i laureati triennali scelgono molto spesso di proseguire nel successivo biennio specialistico o di dedicarsi ad ulteriori attività di studio.
I laureati nei corsi lunghi sono quelli più frequentemente impegnati in un lavoro continuativo iniziato dopo il conseguimento del titolo di studio (sono il 56,1% contro il 48,5% dei laureati triennali).

Tra quanti hanno concluso corsi lunghi, la percentuale più alta di occupati in modo continuativo, dopo il conseguimento del titolo di studio, riguarda i laureati del gruppo Ingegneria: Ingegneria meccanica (a tre anni dalla laurea l’88,9% degli ingegneri meccanici ha un’occupazione continuativa), Ingegneria delle telecomunicazioni (88,1%) e Ingegneria chimica (84,9%).
Buone prospettive occupazionali presentano anche le lauree in Farmacia (82,5%), Economia aziendale (76,3%), Odontoiatria e protesi dentaria (75,4%).
Le quote più contenute di giovani impegnati in un lavoro continuativo, dopo il conseguimento del titolo, si rilevano invece tra i laureati del gruppo medico (svolgono un lavoro continuativo soltanto in circa 24 casi su 100); seguono i laureati dei gruppi giuridico (38,1%), educazione fisica (45,8%), geo-biologico (46,7%) e letterario (48,6%). Questo si spiega con la particolarità dei percorsi post-laurea dei giovani in uscita da tali raggruppamenti: a tre anni dalla laurea i medici sono ancora molto spesso impegnati nelle scuole di specializzazione (53 laureati su 100 svolgono formazione retribuita); anche i laureati in materie giuridiche, a causa dell’attività di praticantato post-laurea (per lo più non retribuito), cominciano più tardi a cercare lavoro. Per i laureati dei gruppi educazione fisica e letterario tale fenomeno è spiegabile, almeno in parte, con l’inizio delle attività lavorative prima del conseguimento della laurea, che fanno innalzare l’occupazione complessiva su valori superiori alla media (pari rispettivamente al 77 e al 75,5%).

Per quanto riguarda i corsi triennali, la percentuale più alta di giovani impegnati in un’attività lavorativa di tipo continuativo, dopo il conseguimento del titolo di studio, riguarda soprattutto i laureati nei corsi delle professioni infermieristiche e ostetriche (il 72,4% dei laureati ha un’occupazione continuativa iniziata dopo la laurea), delle scienze e tecnologie farmaceutiche (67,3%) e delle scienze e tecnologie informatiche (66,4%). Superiori alla media sono anche le percentuali di occupati relative ai laureati in scienze della mediazione linguistica (62,4%) e in disegno industriale (61%).
I livelli più bassi di occupazione continuativa si osservano invece per i laureati del gruppo giuridico (soltanto 22 su 100 hanno un lavoro continuativo dopo il conseguimento del titolo); seguono i laureati dei gruppi geo-biologico (31,3%), psicologico (32,2%) e letterario (35,3%).

La coerenza tra titolo di studio posseduto e quello richiesto per lavorare aumenta al crescere del livello di istruzione. I laureati in corsi di tre anni, infatti, dichiarano di svolgere un lavoro per il quale era formalmente richiesto il titolo posseduto nel 65,8% dei casi, mentre tra i laureati in corsi lunghi tale percentuale sale al 69%.
Sono i giovani in uscita dai corsi lunghi del gruppo medico (con 99 laureati su 100 occupati in lavori che richiedono la laurea), chimico-farmaceutico (94 su 100) ed ingegneria (83 su 100) a vedere un maggiore riconoscimento del proprio titolo di studio.
Tra i laureati in corsi triennali la quota di quanti sono impiegati in lavori che richiedono la laurea è particolarmente alta soltanto per i laureati nelle professioni sanitarie (94%); a notevole distanza seguono i laureati nel gruppo ingegneria e in quello chimico-farmaceutico (66% per entrambi). Oltre 6 laureati triennali su 10 dei gruppi giuridico e letterario trovano invece lavori nei quali la laurea non è richiesta.
Sebbene l’accoglienza riservata dal mercato del lavoro ai laureati non sia sempre all’altezza dell’investimento formativo (rispetto sia agli ingressi nel lavoro sia alle possibili progressioni di carriera), i giovani mostrano un alto livello di soddisfazione in relazione al proprio lavoro. Gli aspetti più apprezzati, sia tra i laureati in corsi lunghi che tra quelli in corsi triennali, sono il grado di autonomia sul lavoro e le mansioni svolte (in entrambi i casi la percentuale sfiora il 90%).
Il trattamento economico e le possibilità di carriera sono invece gli elementi in assoluto meno gratificanti. Su questi due aspetti circa il 65% dei giovani si dichiara soddisfatto. Il dato sulle possibilità di carriera, in particolare, letto insieme a quello sulla soddisfazione per la stabilità del posto di lavoro (70,9% tra i laureati in corsi lunghi e 77,2% tra i triennali) spiega come una buona parte di laureati, soprattutto nei corsi lunghi, si preoccupi principalmente delle prospettive occupazionali future.

Tipologie contrattuali e di trattamento economico per i giovani laureati
Nel 2007 circa il 41% dei laureati in corsi lunghi e ben il 48% dei laureati triennali lavora con contratti a termine o è impiegato in attività lavorative “parasubordinate”. Ad avere una posizione alle dipendenze a tempo indeterminato è il 40,6% dei giovani che hanno conseguito un titolo di 4-6 anni e il 42,4% di quanti lavorano dopo una laurea triennale. Un’attività autonoma è stata intrapresa dal 19% dei laureati in corsi lunghi e dal 9% dei laureati triennali.
Lavorare con un contratto a termine è molto spesso la conseguenza di difficoltà riscontrate e di aspettative disattese nella ricerca del lavoro da parte del giovane laureato. Tra gli occupati con un contratto a termine sono circa 3 laureati su 4 a dichiarare di non aver trovato una migliore possibilità di impiego: 73% tra i laureati in corsi triennali e 77,2% tra chi ha conseguito un titolo lungo.
A poco più di tre anni dal conseguimento del titolo i laureati che svolgono un lavoro iniziato dopo la laurea (continuativo e a tempo pieno) guadagnano in media circa 1.300 euro; lievemente più elevato lo stipendio mensile netto dei laureati in corsi lunghi (1.310 euro contro i 1.293 relativi ai triennali). La forte incidenza dei laureati in professioni sanitarie sul totale dei triennali spiega la contenuta differenza tra le due tipologie di corso e il guadagno medio maggiore delle laureate in corsi triennali rispetto alle laureate in corsi di 4-6 anni (1.242 euro contro i 1.208).
Tra quanti hanno concluso corsi lunghi nel 2004, guadagnano di più i laureati del gruppo medico (1.881 euro), seguiti da quelli dei gruppi ingegneria (1.466 euro) ed economico-statistico (1.360 euro). Anche per quanto riguarda il titolo triennale, ai primi posti della graduatoria degli stipendi si collocano i laureati nelle professioni sanitarie afferenti al gruppo medico (1.414 euro), preceduti solo da quelli del gruppo difesa e sicurezza (1.648).

Pubblicato da: Lungista | luglio 30, 2010

Milano

Perchè ho scelto nel mio blog, l’immagine di Milano?

Quale realtà, in Italia, per un futuro economista sarebbe meglio di Milano… una della maggiori istituzioni finanziarie mondiali.
E’ come se fosse la mecca per i mussulmani; un luogo sacro dove trovare la massima gratificazione professionale.
Pensate, nella provincia di Milano sono concentrate il 40% delle attività industriali dell’intera Lombardia e da sola produce quasi il 10% del PIL nazionale; certo per chi come me è abituato a vedere la maestosità di Roma, Milano regge ben poco ma sul punto lavorativo non si discute!

Apprezzo sempre quello che ottengo e ciò che mi viene dato “anche per rispetto di chi ha di meno” ma ho imparto anche a non accontentarmi mai “per rispetto della vita”!
Io non mi fermo e uno dei motti della massa “chi si accontenta gode” lo lascio agli altri! Chi si ferma non può provare nessuna emozione, diventa un vegetale e accontentarsi vul dire fermarsi!
Per quale motivo,poi, dovrei rimanere a Roma che si fa carico dell’intero meridione? In cui la domanda di lavoro è di gran lunga superiore all’offerta, chi se non un’economista può capire che non è terreno fertire per partire da zero; il rischio di trovarsi ad essere un dipendente a vita, è alto!
Ed io di certo voglio creare lavoro! Voglio diventare un LIBERO professionista.

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